Il primo episodio introduce la storia della cartiera SITCA di via Arnolfo a Firenze e il contesto industriale e politico degli anni Trenta. Attraverso documenti d’archivio e testimonianze, un racconto inedito di una antica fabbrica di Firenze, delle sue operaie e dei loro compagni durante il fascismo e i primi segnali della repressione che colpirà duramente i lavoratori in sciopero. Un racconto che apre il percorso verso gli anni della guerra, della resistenza e delle deportazioni.
In questo secondo episodio l’Italia è entrata in guerra, ma il fascismo ha già mostrato il volto della sconfitta. Il 25 luglio 1943 Mussolini viene deposto e l’8 settembre il Re firma l’armistizio. I tedeschi occupano le città. Anche in Toscana si comincia a muovere la Resistenza, ma il clima è pesantissimo. Il partito comunista e il partito socialista organizzano uno sciopero generale in tutta Italia. A Firenze si fermano le fabbriche. Il 6 marzo 1944 le operaie della Sitca, incrociano le braccia.
Il 7 marzo 1944 il commissario era arrivato in cartiera di buon’ora. Deciso ad arrestare tutti gli scioperanti. Nonostante le proteste del presidente della Sitca, neri Farina Cini, caricò 72 donne sui torpedoni fermi lungo via Arnolfo, e 5 operai. Saranno trattenuti alle scuole Leopoldine, requisite dai nazisti. La mattina dopo, le donne saranno liberate, gli uomini no. L’8 marzo partirono sui vagoni bestiame dalla stazione di Santa Maria Novella per l’Austria. Finiranno a Mauthausen e non torneranno mai più.
In Toscana, la guerra era finita ai primi di settembre del 1944. Il resto d’Italia, dovrà aspettare il 25 aprile del 1945 per festeggiare la Liberazione. A Firenze le famiglie degli operai deportati avevano il dolore nel cuore. Nessuna notizia dei loro mariti, padri, figli. Solo il silenzio e una lunga attesa che porterà nelle loro case più di un anno dopo la scomparsa, la conferma che erano morti nei campi di sterminio, a Mauthausen. Nessuno sarà condannato per la loro deportazione. Anche la giustizia dell’Italia liberata aveva fallito.
